C’è una luce la sera, sotto le Logge di Piazza Grande, che non pretende l’essere moderna.
È gialla, tremula. Pare antica. A tratti sembra incerta. Eppure resta.
Come le cose antiche. Come certe verità: imperfette, apparentemente fragili, ostinatamente forti.

C’è un violino senza corde.
Recise come qualcosa di perfetto che è stato interrotto.
Che però ancora vibra nella memoria del suono. Nel calore del legno. Nell’armonia delle sue curve ancora laccate di musica.

C’è odore di carta nell’aria.
Quello che non si spiega ma si sente.
Le copertine consumate. Le costole sfiorate da mani sommate e perdute nel tempo: da dita che hanno lasciato tracce tra le pagine. Segni che sono presenza, racconto. Odore.

Ci sono colori che non combaciano.
Geometrie che si sfidano per rincorrere le regole, senza volerle acchiappare.E proprio lì, nell’errore, nasce la magia: nei cassetti segnati dal tempo, nelle superfici graffiate, nei margini non allineati.

E poi c’è il tempo.
Il tempo saggio. Quello che non misura. Orienta.
Le lancette che indicano la direzione che oscilla tra ciò che è e ciò che potrebbe essere.
Un inventario di cose che non si possiedono, ma si attraversano.
Di fragilità che consistono.
Di imperfezioni che restano.

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Carlotta Andrea Buracchi Bresciani
Figlia di produttori di vino col pallino per la lettura (libri letti più di 3900!) ed accanita scrittrice. Mi occupo di grafica, content marketing e comunicazione sul web. Scrivo di cibo e turismo, curo il marketing per "Ultimo", l'ultimo vino di famiglia e... sogno di diventare giornalista enogastronomica!